Cambiamento climatico: agire con le comunità per affrontare la crisi
L’Unione europea ha celebrato recentemente la Giornata per le vittime della crisi climatica globale; non solo una semplice ricorrenza ma un momento per richiamare tutti all’attenzione sugli effetti dei cambiamenti climatici. Un fenomeno ormai globale che, in periodi diversi e con forme più o meno violente, caratterizza ogni angolo del pianeta Terra.
Assistiamo a lunghi periodi di siccità che si alternano a precipitazioni violente, a volte brevi, ma che provocano danni ingenti a interi territori, alle infrastrutture e, non di rado causano vittime. L’acqua è vita, ma allo stesso tempo può dunque provocare anche disastri. Tuttavia proprio da questa risorsa che non è infinita, dipende il nostro futuro. Ne siamo consapevoli durante i periodi, oramai sempre più lunghi, di siccità spesso accompagnati da temperature sempre più elevate.
Le conseguenze di questa crisi si traducono in difficoltà di approvvigionamento per uso domestico e potabile, per i processi produttivi, per l’agricoltura e la zootecnia e, più in generale, per il benessere e la salvaguardia dell’ambiente in senso lato. Se le conseguenze di questa tropicalizzazione hanno impatti significativi nei Paesi industrializzati, esse diventano devastanti per quelli più poveri, dove le condizioni di vita presentano già notevoli complessità.
L’esperienza vissuta in occasione delle terribili inondazioni di inizio anno accanto alle comunità del Mozambico, incluso dalle Nazioni Unite tra i Paesi con i più alti livelli di povertà al mondo, ci racconta proprio questo: comunità che già affrontavano gravi vulnerabilità e stavano cercando di risollevarsi, in poche ore hanno perso case, campi coltivati, acqua potabile e servizi essenziali.
Riferendosi al cambiamento climatico e alle sue conseguenze, lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ricordato come proprio i Paesi e le comunità più povere, pur avendo responsabilità molto minori nella crisi climatica, siano spesso i primi e i più duramente colpiti dai suoi effetti. Il tema è complesso ed è evidente che serve una risposta internazionale, capace di unire politiche energetiche, ambientali, economiche e sociali. Siamo tuttavia consapevoli che anche il contributo di ciascuno è un pilastro fondamentale.
Come ASeS cerchiamo di dare il nostro contributo con progetti, in Italia e all’estero, che mettono al centro la persona e i suoi bisogni primari. Promuoviamo percorsi di agricoltura sociale basati su una responsabilità diffusa che partono dal basso verso l’alto: dai singoli cittadini, dalle comunità, dalle associazioni locali. In questo contesto le specificità di ogni territorio diventano la bussola per le nostre azioni di contrasto al fenomeno. Lo facciamo attraverso la formazione e l’informazione, coinvolgendo donne e giovani che spesso hanno scelto di restare e che sono dunque i veri protagonisti di ogni cambiamento, anche piccolo.
