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Quinto Sole, un terreno che torna alla comunità

“Un bene sequestrato alla mafia non può diventare un relitto nell’ambito sociale”. Parte da qui il racconto di Dario Olivero, presidente di ASeS in merito al progetto trasformAzione , a Quinto Sole, alle porte di Milano. Un terreno, spiega il presidente di ASeS, che per anni ha avuto una storia legata alla criminalità organizzata e che, dopo un percorso complesso, è stato riassegnato alla Città Metropolitana di Milano e successivamente affidato alla Cooperativa Agricola Sociale Madre Terra. Oggi quel terreno sta cambiando destinazione e funzione: torna ad essere un simbolo di legalità, destinato ad essere vissuto, lavorato e aperto alla comunità.

È proprio questo il senso del nome del progetto trasformAzione: le azioni che possono trasformare un luogo, una storia, una comunità. Il progetto, finanziato da Fondazione Cariplo, è costruito attorno all’agricoltura sociale, alla formazione e al coinvolgimento diretto delle persone.

“Per ASeS non è la prima esperienza in questo ambito – continua Olivero –. L’agricoltura sociale è entrata recentemente anche nel nostro statuto, perché abbiamo la consapevolezza che attraverso di essa si possano raggiungere obiettivi importanti nella valorizzazione delle risorse umane, soprattutto nei contesti difficili”.

Protagonisti del progetto, insieme ai professionisti che ne seguono la realizzazione, sono anche i ragazzi ospiti di Una Casa Anche Per Te, comunità oggi attiva a Zinasco, nella campagna pavese. La struttura si trovava inizialmente a Milano, nell’area dove sarebbe poi sorto Expo. Proprio il trasferimento in campagna e la disponibilità di terreni hanno aperto una nuova possibilità educativa.

Occuparsi della terra, che accoglie senza mai giudicare e sa restituire con generosità i frutti di un lavoro, è un’opportunità importante per ragazzi che hanno un vissuto difficile e che hanno bisogno di sentirsi valorizzati nel loro impegno, spiega Licia Brunello responsabile ed educatrice di Una Casa Anche Per Te. E continua raccontando come i ragazzi, nel momento in cui vengono accolti, siano coinvolti, mai però in modo forzato, in lavori concreti, fatti di tempi da rispettare, compiti da portare avanti, collaborazione e responsabilità. “Non serve soltanto a imparare a coltivare: serve a imparare a stare dentro un percorso, insieme agli altri”. Ed è anche questo il valore e il senso della partecipazione dei ragazzi di questa comunità.

A Quinto Sole il cambiamento è ancora in corso e non mancano le difficoltà, ma qualcosa si vede già. Gli spazi vengono ripuliti e sistemati, prendono forma nuove coltivazioni e iniziano a delinearsi le diverse aree previste dal progetto.Una di queste sarà il giardino sensoriale, accessibile anche alle persone con disabilità. Piante, essenze, profumi e materiali verranno utilizzati per attività educative e laboratori all’aperto. “Sarà uno spazio destinato anche a laboratorio all’aperto”, spiega Carmine Laganà, architetto del progetto. Qui scuole e gruppi potranno seminare, piantare e seguire direttamente le diverse fasi della crescita.

Accanto al giardino è prevista una foresta di bambù. Al suo interno saranno realizzati percorsi dedicati alla legalità, al viaggio e alle esperienze di migrazione. “Ci sarà, per esempio, il percorso legato alla legalità e un percorso legato al viaggio”, racconta Marco Cossalter, responsabile organizzativo della Cooperativa Madre Terra. Un cammino che richiama anche le esperienze vissute da alcuni dei ragazzi coinvolti nel progetto: il viaggio, l’attraversamento dei confini, la ricerca di una possibilità di vita e di lavoro. I ragazzi saranno coinvolti anche nella gestione della Food Forest, nella manutenzione del verde e degli alberi da frutto.

Intanto il lavoro prosegue anche nelle altre attività. I pomodori coltivati, raccolti e trasformati dalla Cooperativa Madre Terra sono diventati 5.000 bottiglie di passata, oggi in fase di etichettatura, mentre a Quinto Sole è quasi completata anche la compost toilet, realizzata secondo i principi della bioedilizia.

Ed è anche questa una delle caratteristiche del progetto: essere aperto a competenze diverse. Agricoltori, educatori, architetti, professionisti della bioedilizia e operatori sociali lavorano accanto ai ragazzi, ognuno con il proprio ruolo ma dentro lo stesso percorso.A tenere insieme tutte queste esperienze è anche la capacità di non chiudersi dentro i confini delle singole realtà.

“Questo percorso è una scelta – ricorda don Massimo Mapelli, fondatore di Una Casa Anche Per Te –. Sarebbe più semplice che ciascuno stesse chiuso lì, magari venisse anche aiutato. Ma le nostre realtà non devono essere aiutate. Devono essere riconosciute. Che è un’altra cosa” Il lavoro è tanto e il percorso è ancora lungo, ma sono già presenti tutti gli elementi per rendere Quinto Sole un luogo profondamente diverso da quello che era.

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