Overshoot Day 2026: l’Italia ha già consumato le sue risorse
Il 3 maggio 2026 è stato l’Overshoot Day per l’Italia. Questo dato significa che in soli 123 giorni abbiamo consumato le risorse naturali che il nostro Paese è in grado di rigenerare in un anno. Un dato che ci deve far riflettere, perché non si tratta di una questione meramente ambientale, che comunque sarebbe di per sé allarmante, ma è il segnale di un modello che non regge. Un percorso pericoloso che non riguarda solo l’Italia; il problema è infatti globale. E basta poco per capire che così non può funzionare.
A livello mondiale continuiamo a consumare più di quanto il pianeta riesca a rigenerare. Questo squilibrio ha effetti concreti: sulla qualità della vita, sulla salute delle persone, sulla stabilità dei territori. Aspetti tutti intrecciati tra loro, che insieme portano a conseguenze drammatiche. I cambiamenti climatici rendono sempre più fragili suoli, acqua e produzione agricola. Le guerre interrompono filiere, spostano popolazioni, aumentano le disuguaglianze. La sicurezza alimentare oggi non può più essere data per scontata.
Parlare di risorse non significa parlare di qualcosa di astratto: significa prima di tutto parlare di persone. Significa parlare della possibilità di accedere a cibo sano, di vivere in territori che funzionano, di costruire condizioni di vita dignitose nel tempo. Per chi lavora con la terra, tutto questo non è filosofia ma realtà quotidiana. Suolo, acqua, cicli naturali non sono variabili astratte, ma elementi concreti da cui dipende tutto il resto.
Per questo, nei progetti di ASeS il lavoro nei territori, con le comunità, è delineato per essere parte della risposta. Non si tratta solo di produrre, ma di costruire percorsi che tengano insieme ambiente, economia e comunità. Intervenire sulla terra significa rafforzare le comunità, generare lavoro, migliorare la qualità della vita, contribuire alla salute delle persone e degli ecosistemi.
Oggi più che mai serve una visione che tenga insieme questi elementi. Perché sostenibilità non è una parola da usare, ma una condizione da costruire. Il punto oggi non è solo ridurre l’impatto, ma rientrare nei limiti.
E mentre parliamo di questo, siamo già al giorno dopo: il nostro debito ecologico continua a crescere.
