Agenda 2030, obiettivi ancora lontani: povertà, alimentazione e diritti delle donne rurali
Tre giornate internazionali, un unico filo conduttore: il diritto al cibo, al lavoro e a una vita dignitosa.
Le guerre e i cambiamenti climatici devastano territori, distruggono colture e mettono in difficoltà intere comunità. E quando il reddito non basta, decidere cosa mettere in tavola diventa una rinuncia. In questi tre giorni le Nazioni Unite hanno celebrato tre giornate apparentemente diverse, ma in realtà legate da un filo conduttore.
Il 15 ottobre, Giornata internazionale delle donne rurali, è stato ricordato il ruolo fondamentale delle donne nella sicurezza alimentare e nella tutela dell’ambiente. Donne che continuano a subire discriminazioni e a pagare pesantemente le conseguenze della crisi climatica.
Il 16 ottobre, Giornata mondiale dell’alimentazione, l’attenzione si è concentrata sulla fame nel mondo e sulla necessità di garantire a tutti l’accesso a cibo sano, sicuro e nutriente.
Il 17 ottobre, Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, le Nazioni Unite hanno richiamato una realtà ancora drammatica: secondo le stime del 2026, circa 826 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema.
Tre questioni strettamente legate, che ci riportano agli impegni dell’Agenda 2030: sconfiggere la povertà e la fame, raggiungere la parità di genere e garantire un lavoro dignitoso. Ma a quattro anni dalla scadenza siamo ancora lontani dagli obiettivi. Secondo il rapporto ONU 2026, soltanto il 36% dei traguardi monitorati è sulla buona strada o registra progressi moderati. Il 15% ha addirittura subito un arretramento rispetto al 2015.
In molte aree del mondo, le donne lavorano la terra, producono cibo, si occupano dei figli, della famiglia e degli anziani, ma hanno meno accesso alla proprietà, al credito e alla formazione. Un lavoro fondamentale che troppo spesso non si traduce in autonomia economica. E la povertà alimentare non è lontana. Anche in Europa e in Italia ci sono famiglie che non possono permettersi una dieta varia ed equilibrata. Si mangia ogni giorno, ma non sempre ci si nutre adeguatamente. Le famiglie cercano di contenere la spesa, mentre gli agricoltori faticano a ottenere un reddito adeguato. Quando tutto ruota intorno al prezzo più basso, il valore del cibo e del lavoro rischia di passare in secondo piano.
Per ASeS sostenere l’agricoltura significa anche lavorare sulle disuguaglianze, favorire l’accesso alle risorse, alla formazione e a un reddito dignitoso, riconoscendo il ruolo delle donne rurali e delle comunità.
Perché il diritto a mangiare bene e quello a vivere dignitosamente del proprio lavoro non dovrebbero essere separati.
L’Agenda 2030 ci ricorda gli impegni assunti. I dati ci dicono quanta strada resta ancora da fare senza mai perdere di vista quello che conta davvero: mettere le persone al centro.
