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Primo Maggio: senza lavoro dignitoso non c’è sviluppo sostenibile

Nel dibattito sul lavoro si tende ancora a separare i due piani: quello economico e quello sociale. Tuttavia, le Nazioni Unite ricordano da tempo che questa distinzione non regge fino in fondo. Il lavoro dignitoso non è un tema etico a parte: è una condizione perché i sistemi economici funzionino davvero. Dove il lavoro è sicuro, equo e accessibile, i territori diventano più attenti alle persone. Dove è precario o manca, aumentano fragilità e disuguaglianze. Non è solo una questione di diritti, è una questione di equilibrio.

È dentro questa logica che ASeS – Agricoltori Solidarietà e Sviluppo lavora, in Italia e all’estero. Nei nostri progetti di agricoltura sociale, il lavoro è al servizio delle persone e delle comunità, soprattutto quelle più fragili. Non assistenza, ma percorsi che generano autonomia, anche attraverso la formazione e il rafforzamento delle competenze.

Nei contesti internazionali in cui operiamo, dal Mozambico al Senegal fino al Paraguay, il lavoro è legato alla terra, alla sicurezza alimentare, alla possibilità di ripartire. Dopo un’emergenza, tornare a produrre significa ridurre vulnerabilità e ricostruire stabilità. La quotidianità dimostra che non esistono modelli uguali ovunque, ma una cosa è chiara: lo sviluppo che non passa da lavoro dignitoso, nel tempo, non regge.

La domanda, oggi, non è solo quanta occupazione si crea, ma che tipo di lavoro stiamo costruendo. Perché è da lì che passa la qualità dello sviluppo.

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