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Metropoli Agricole 2026: l’agricoltura sociale tra sviluppo dei territori e lavoro per le persone

Impresa agricola, sostenibilità economica, inclusione, formazione e vocazione sociale.
Sono queste alcune delle direttrici emerse nel corso di Metropoli Agricole 2026, convegno promosso da Fondazione Cariplo in collaborazione con ASeS – Agricoltori Solidarietà e Sviluppo.

Ad aprire i lavori è stato il consigliere ASeS Dario Olivero che ha posto al centro del confronto le principali sfide legate allo sviluppo dell’agricoltura sociale e alla necessità di rafforzare strumenti concreti per rispondere ai bisogni dei territori. Un’impostazione ripresa anche da Claudia Sorlini, vicepresidente di Fondazione Cariplo, che ha sottolineato come le esperienze e i dati raccolti rappresentino una base fondamentale per leggere i territori e orientare modelli di welfare più integrati e capaci di rispondere ai bisogni delle comunità.

Ampia la partecipazione in sala, a conferma che l’agricoltura sociale non è più un ambito marginale, ma una leva concreta per lo sviluppo dei territori e per il rafforzamento del welfare locale. Nel corso degli interventi si è delineato un quadro condiviso: è stato infatti ribadito come l’agricoltura sociale rappresenti oggi uno strumento capace di rispondere a fragilità sempre più complesse, che non riguardano solo la dimensione economica, ma includono precarietà lavorativa, isolamento sociale e marginalità territoriale.

Dai rappresentanti del mondo agricolo è stato evidenziato con forza un elemento centrale: le imprese agricole sono pronte a mettersi in gioco, ma non possono essere lasciate sole. È stato infatti sottolineato come servano reti, strumenti e accompagnamento. È stata inoltre ribadita la centralità della formazione, indispensabile per costruire competenze, autonomia e nuove opportunità, così come il ruolo strategico delle aree interne, dove questi modelli possono rappresentare una risposta concreta al rischio di marginalizzazione e abbandono.

È stato più volte richiamato come l’agricoltura, per sua natura, sia inclusiva, perché mette in relazione persone, lavoro e territorio. L’agricoltura sociale rafforza questa dimensione, trasformandola in uno strumento capace di generare occupazione, ma anche partecipazione e senso di appartenenza. Perchè il lavoro non è solo reddito, ma anche possibilità di essere parte attiva di una comunità. Ed è proprio su questo che l’agricoltura sociale può fare la differenza.

In altre parole un vero progetto di sviluppo locale, capace di mettere insieme imprese agricole e realtà sociali, creare lavoro e costruire percorsi concreti di inserimento. Un modello che contribuisce a costruire una nuova idea di comunità, in cui produzione, inclusione e relazioni si tengono insieme, mettendo in connessione metropoli e aree agricole.

È una visione in cui ASeS crede da sempre e che porta avanti nei territori, in Italia e all’estero, attraverso progetti che mettono al centro la dignità delle persone, il lavoro, l’autonomia oltre ad uno sviluppo sostenibile. Noi pensiamo che la società lo chieda e che l’agricoltura sociale può rappresentare una risposta concreta. Nel corso del convegno sono stati inoltre presentati dati e analisi che confermano quanto emerso dal confronto, offrendo al tempo stesso spunti utili per orientare i futuri sviluppi del settore.

Per entrare ancora di più nei contenuti emersi durante il convegno, sono disponibili due materiali distinti relativi alla sessione del mattino e a quella del pomeriggio, consultabili ai link qui sotto

Metropoli Agricole 2026 – Plenaria mattino
Metropoli Agricole 2026 – Conclusioni pomeriggio

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