Mozambico: continuare a esserci, oltre l’emergenza visibile
Ci sono momenti in cui sembra che tutto si fermi. Le piogge cessano, l’acqua si ritira. E l’attenzione, piano piano, si sposta altrove, sui grandi scenari, sulle notizie che vengono ritenute più importanti, su temi che fanno più audience.
Ma per molte comunità del Mozambico, soprattutto nella provincia di Maputo, è proprio lì che inizia la fase più difficile.Le alluvioni che tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 hanno colpito il Paese hanno lasciato segni profondi: case danneggiate, raccolti perduti, difficoltà ad accedere a cibo e acqua sicura, rischi sanitari che continuano a crescere.
È in questo contesto che si inserisce il lavoro di ASeS, non come risposta arrivata dopo, ma come continuità di una presenza costruita negli anni. Perchè proprio in questo Paese ASeS opera dal 2012, accanto alle comunità rurali più vulnerabili, in particolare donne e famiglie, lavorando ogni giorno con le strutture sanitarie locali. Questo radicamento ha fatto la differenza: ha permesso di intervenire subito, quando l’emergenza era ancora in corso, individuando rapidamente chi aveva più bisogno e raggiungendo anche le situazioni più fragili.



Fin dall’inizio è stato chiaro che bisognava non solo sostenere le persone nell’immediato, ma anche accompagnarle nel tempo. L’intervento si è così costruito su più livelli: il supporto alle cucine comunitarie nei centri di salute, che hanno garantito pasti caldi a bambini e la distribuzione di kit alimentari e kit per l’igiene e la prevenzione del colera, per sostenere direttamente le famiglie.
Nel complesso, sono state raggiunte migliaia di persone, in una fase in cui anche l’accesso ai bisogni più essenziali era fortemente compromesso. Un passaggio importante è stato rappresentato anche dalle due missioni umanitarie di marzo, a Xinavane e a Ilha Josina Machel, che in pochi giorni hanno permesso di consegnare oltre 22 tonnellate di aiuti alimentari.
Questa risposta non è stata portata avanti da soli. Si è inserita in un sistema più ampio, costruito insieme alle istituzioni mozambicane, al sistema delle Nazioni Unite — in particolare attraverso OCHA — e a partner pubblici e privati. In questo quadro, il Porto di Maputo ha avuto un ruolo fondamentale come punto di raccolta e organizzazione degli aiuti. ASeS ha contribuito a trasformare questo coordinamento in interventi concreti, portando il supporto fino alle comunità rurali più difficili da raggiungere.
Oggi, però, i bisogni restano alti. Molte famiglie hanno perso gran parte di ciò che avevano e stanno affrontando una fase ancora instabile, in cui il cibo, la salute e la possibilità di ripartire non sono affatto garantiti.
Per questo il lavoro continua. Accompagnare le comunità verso una ripresa reale significa esserci anche adesso: nei mesi più incerti, quelli che precedono una nuova stagione agricola e in cui il rischio è che la vulnerabilità si trasformi in qualcosa di ancora più profondo.
Il documento che condividiamo oggi nasce proprio da qui. Aggiorna e completa quanto raccontato nelle scorse settimane, includendo i dati più recenti e gli sviluppi delle attività realizzate sul campo, tra cui le missioni di marzo. È uno strumento utile per capire meglio cosa è stato fatto finora, ma anche perché è necessario continuare a intervenire
È uno strumento utile per capire meglio cosa è stato fatto finora, ma anche perché è necessario continuare a intervenire.
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Causale: Emergenza alluvioni MozambicoOppure online:
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