Giornata Mondiale Alimentazione: Ases-Cia, più agricoltura (sostenibile) per sfamare il mondo


L’impegno della Ong promossa dalla Confederazione nei Paesi in Via di Sviluppo: dal Paraguay al Mozambico progetti di cooperazione allo sviluppo per sostenere piccoli produttori e comunità rurali e rispondere anche alla sfida del cambiamento climatico.

Bisogna sostenere i piccoli produttori agricoli e migliorare le condizioni di vita delle comunità rurali nelle zone più svantaggiate del mondo per garantire la sicurezza alimentare globale e rispondere alle sfide del cambiamento climatico. Questo è l’obiettivo dell’Ases, l’Ong promossa dalla Cia-Agricoltori Italiani, che risponde all’appello lanciato quest’anno dalla Fao per la “Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2016” con il messaggio “Il clima sta cambiando. L’alimentazione e l’agricoltura anche”.

Quello che fa l’Ases è proprio portare aiuto e sostegno ai piccoli produttori agricoli dei Paesi in Via di Sviluppo, attraverso progetti di cooperazione sia operativi che formativi: per assicurare da un lato l’accesso a terra fertile e acqua ai contadini dalle scarse risorse, la costruzione di strutture di immagazzinaggio e di trasporto, l’apertura ai mercati locali; e per diffondere e consolidare dall’altro il know-how di un modello agricolo sostenibile, che usa efficientemente le risorse naturali, riduce l’effetto serra e ha un ruolo attivo e primario nell’assorbimento di Co2.

In vent’anni di attività, l’Ases-Cia ha completato quasi 60 progetti di cooperazione allo sviluppo, per la maggior parte cofinanziati dall’UE con un’erogazione totale di circa 13 milioni di euro, operando in Paraguay, Brasile, Bolivia, Mozambico, Ruanda, Perù, Repubblica Democratica del Congo, Angola, Camerun, Costa d’Avorio e Senegal.

“E’ indispensabile -spiega il presidente dell’Ases e della Cia Dino Scanavino- operare per creare attraverso l’attività agricola, la valorizzazione delle comunità rurali e la promozione dei prodotti identitari, una migliore condizione di vita delle popolazioni. Noi abbiamo il dovere di contribuire alla crescita di questi Paesi; di rafforzare, tramite l’impostazione di nuovi e maggiori programmi di cooperazione agricola, una politica di sviluppo sostenibile per offrire, soprattutto ai giovani, una prospettiva”.

Allo stesso tempo, “per soddisfare la domanda di cibo della popolazione mondiale, che si stima supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050 -continua Scanavino- è chiaro che i sistemi agricoli e alimentari dovranno necessariamente adattarsi agli effetti negativi del cambiamento climatico e diventare più resistenti, produttivi e sostenibili. Per questo dobbiamo valorizzare il ruolo attivo che i terreni agricoli svolgono nell’assorbimento della Co2 (un solo ettaro di terra coltivata o boschiva assorbe oltre 2 tonnellate annue di anidride carbonica e produce una tonnellata annua di ossigeno) e renderli accessibili alle economie povere del pianeta. Solo così, sarà possibile ‘sfamare’ il mondo e allo stesso tempo ridurre le emissioni”.

 

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