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Sicurezza alimentare: tutto parte dalla terra

Il 7 giugno si è celebrata la Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare, istituita da FAO e OMS per ricordare un principio semplice e fondamentale: il cibo sicuro è essenziale per la salute di tutti. Mangiare sano e a sufficienza è un diritto di ogni essere umano.

Un tema che, nella sua semplicità, è oggi tra i più complessi. Riguarda tutti i Paesi: quelli più strutturati e quelli più fragili. È un argomento delicato, perché si lega alla ricchezza e alla povertà, ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze, a popoli che hanno poco o nulla e a una parte del mondo che mangia male, consuma troppo cibo processato e spreca in modo esponenziale.

Il tema della sicurezza alimentare arriva molto prima del giudizio su ciò che portiamo a tavola. Parlare di cibo sano e sufficiente significa riflettere su quale futuro vogliamo per il nostro Pianeta, sul valore dell’acqua, sul tipo di agricoltura che scegliamo di sostenere, sui diritti di chi lavora la terra, sulla formazione e sulla possibilità, per tutti, di accedere a una dieta sana ed equilibrata. Oggi il Pianeta vive squilibri profondi. C’è chi non ha abbastanza cibo o non può permettersi alimenti di qualità, e c’è chi si sovralimenta, spreca e contribuisce a consumare risorse che non sono infinite.

Secondo le stime dell’OMS, ogni anno il cibo non sicuro causa circa 866 milioni di malattie e 1,52 milioni di morti nel mondo. Numeri che spiegano perché parlare di sicurezza alimentare significa parlare di salute pubblica, prevenzione e futuro. Per questo FAO e OMS, con il tema 2026 “From burden to solutions – safe food everywhere”, richiamano tutti a una responsabilità concreta: passare dal peso del problema alle soluzioni. È evidente che le soluzioni non nascono da sole, perché la sicurezza alimentare è un diritto, ma anche una responsabilità condivisa. Servono scelte politiche, cooperazione internazionale, investimenti nei territori rurali, accesso all’acqua, formazione, tutela del lavoro agricolo e sostegno alle comunità più fragili. Servono politiche capaci di guardare oltre l’emergenza e di non voltare le spalle ai Paesi più poveri, dove crisi climatica, povertà e instabilità rendono ancora più difficile produrre cibo sano, sicuro e sufficiente.

Un tema centrale anche per ASeS, i cui progetti partono da una visione dell’agricoltura capace di diventare strumento di sviluppo, inclusione e autonomia per i territori e le comunità. Dare valore alla terra che ci nutre e al pianeta che ci ospita è il filo conduttore del nostro lavoro. Quando sosteniamo comunità rurali, donne, giovani e agricoltori, lavoriamo anche sulla sicurezza alimentare. Lo facciamo attraverso formazione, buone pratiche agricole, sostenibilità, accesso alle risorse, autonomia produttiva e cura delle filiere locali. Trasmettere il rispetto della terra, sapere come si coltiva, come si custodisce il suolo e come si usa l’acqua non può essere marginale. Solo così possiamo proteggere la salute delle persone. È un equilibrio semplice e difficile insieme: dare, avere e soprattutto lasciare qualcosa che resti nel tempo.

Nei progetti ASeS, in Italia e nel mondo, questo legame è sempre presente. In Senegal, in Paraguay, in Mozambico e nelle esperienze di agricoltura sociale avviate in Italia, il lavoro parte sempre dalla stessa idea: sostenere le persone perché possano produrre, formarsi, crescere e costruire futuro a partire dalla terra.

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