Trasformare cacao, produrre diritti – Rapporto intermedio sul progetto ChocoAbel per la creazione del primo laboratorio equo solidale per la produzione di cioccolato, in Costa d’Avorio


Il progetto ChocoAbel prevede l’allestimento di un laboratorio per la produzione artigianale di cioccolato e un piccolo spazio per la vendita; la materia prima verrà fornita da piccoli produttori locali che operano secondo i principi del commercio equo e solidale e al centro lavorerà un gruppo di giovani provenienti da fasce sociali disagiate.

 

Relazione intermedia

Riconosciuto il prezzo fair trade (cioè con un piccolo “premio”, rispetto al prezzo di mercato, per il rispetto dei criteri di equità e giustizia sociale). Nel laboratorio lavorerà un gruppo di giovani provenienti da fasce sociali disagiate, alcuni dei quali sono già stati formati a Modica presso la Cooperativa di Commercio Equo Quetzal, grazie a un progetto dell’Unione Europea. L’allestimento del laboratorio permetterà dunque di aumentare la produzione e di rispondere alle condizioni igieniche richieste per la commercializzazione corretta del prodotto.

Attività svolte

Fase di avvio

L’avvio del progetto ha preso più tempo di quanto auspicato, ma finalmente le attività sono entrate nel vivo. Le cause del ritardo sono state molteplici. Innanzitutto è stato necessario stilare un protocollo d’accordo con Ases (Associazione Solidarietà e Sviluppo, ong legata alla Confederazione Italiana Agricoltori, che co-finanzia il progetto e lo sostiene da un punto di vista tecnico), per definire le modalità di rilascio del loro contributo e l’ambito di intervento delle loro consulenze.

Tale ambito consiste in missioni di monitoraggio sull’avanzamento dei lavori di ristrutturazione dello spazio destinato ad accogliere il laboratorio e nel sostegno, per esempio, ai coltivatori di cacao per ridurre progressivamente l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici (una vera piaga in Costa d’Avorio che sta provocando seri danni alla salute e all’ambiente). Per quanto riguarda invece le modalità di rilascio dei fondi, Ases ha chiesto l’apertura di un conto corrente dedicato al progetto, su cui fare confluire tutti i contributi (secondo le stesse modalità previste dalla Tavola Valdese per quanto riguarda le tempistiche) e da cui far uscire tutte le spese previste.

L’apertura di detto conto corrente è stata una delle altre cause del ritardo accumulato: le nuove procedure previste dall’Istituto di Credito ove la Communauté Abel ha il proprio conto principale, prevedono infatti che la richiesta sia approvata dalla Sede Centrale di Abidjan dove confluiscono tutte le richieste del Paese, con un conseguente e prevedibile allungamento dei tempi tecnici! In attesa dell’attivazione del nuovo conto, abbiamo comunque provveduto a ricontattare i fornitori a cui ci eravamo rivolti per i preventivi in fase di stesura del progetto, per aggiornare la loro offerta (in considerazione del tempo trascorso da allora ad oggi).

Si è trovato così che l’impresa costruttrice che avrebbe dovuto incaricarsi della ristrutturazione dello spazio non era più disponibile ed è stato dunque necessario reperirne un’altra. L’Entreprise Gnankan (questo il nome del nuovo soggetto scelto) ha fatto un’offerta interessante, da cui però è esclusa la cella frigorifera (sconsigliata da tutti i nuovi costruttori interpellati per via degli elevati costi di mantenimento). La nuova soluzione permette comunque di liberare risorse per le missioni di Ases, originariamente non previste nel budget da loro approvato (e peraltro più ridotto di quanto richiesto, motivo per cui tra gli altri finanziatori del progetto si è aggiunto il Comitato Vinovo for Africa, gruppo di base che da anni sostiene le attività della Communauté Abel). Anche FBM, azienda italiana fornitrice dei macchinari per l’allestimento del laboratorio, ha potuto migliorare la sua prima offerta.

Questo ci ha permesso di optare per un mulino a pietra di capacità più ridotta (ma comunque all’altezza delle nostre aspettative), ma di avere in aggiunta uno sminuzzatore per le fave essicate (passaggio che semplifica e velocizza il lavoro di pulitura e molatura). A questi due macchinari si aggiunge un forno per essicazione, anch’esso più economico del primo tostino propostoci. Questi tre macchinari ci sono stati proposti al prezzo totale di 23.000 € (a cui bisogna comunque aggiungere trasporto, installazione e collaudo – vedi scheda offerta in allegato), contro i 33.600 € previsti a budget per mulino e tostino.

Quando i macchinari saranno sdoganati (procedura dai costi variabili nel tempo), avremo le idee più chiare su quanto rimane disponibile a budget in seguito ai risparmi sui suddetti macchinari. In base a ciò e alle valutazioni del consulente di produzione, si potrà rimodulare l’acquisto delle altre attrezzature, prevedendo eventualmente un costo maggiore per i frigoriferi, in sostituzione della camera fredda. Nel frattempo e ancora prima dell’accredito dei fondi sul conto di progetto, la Communauté Abel ha anticipato l’importo necessario per l’adeguamento del contatore elettrico, al fine di accelerare i tempi e permettere l’avvio dei lavori di ristrutturazione dello spazio destinato ad accogliere il laboratorio di trasformazione.

Acquisto dei macchinari

Al momento di far partire il bonifico per confermare l’ordine a FBM, si è presentato però un altro intoppo: nuove leggi ivoriane sulle importazioni impogono a chi acquista beni dall’estero, di accreditarsi preventivamente presso il Ministero del Commercio della Costa d’Avorio (pratica a pagamento) e di ottenere un numero cliente presso Webb Fontaine (impresa incaricata dal Governo per la gestione delle pratiche burocratiche e amministrative della dogana).

Solo dopo aver ottenuto tali documenti (vedi allegati), si è potuto finalmente procedere al pagamento della prima tranche dei macchinari (il 50% di costo della merce, trasporto e collaudo). Nel mese di novembre, quindi, l’acquisto dei macchinari è andato a buon fine e la merce spedita. Attendiamo l’arrivo al porto per procedere con lo sdoganamento.

Lavori di ristrutturazione

Tali lavori sono cominciati con la fase di demolizione del terrazzamento preesistente, deterioratosi nel tempo, in vista di rinforzarlo ed adattarlo alle nuove esigenze. Si è proceduto quindi con la fase di elevazione: uno dei due vani che costituiranno il laboratorio era infatti un portico; si trattava dunque di chiuderne due lati, per isolare termicamente e igienicamente quello che diventerà l’atrio utilizzato per lo stoccaggio del cacao crudo, la selezione delle fave per la tostatura e la successiva torrefazione.

Sono poi state inserite porte, finestre e il controsoffitto. Nella parte esterna sono state, invece, costruite le latrine. Nei prossimi mesi si procederà con l’allacciamento elettrico ed idraulico, la posa delle piastrelle, la pittura, la messa in sicurezza del tetto e la sistemazione dei canali di scolo. La fine dei lavori è prevista per il mese di gennaio.

Attività collaterali

Nel mese di ottobre si è svolta una prima missione, a titolo volontario, del consulente di produzione. Andrea Mecozzi ci ha accompagnato a visitare le piantagioni della cooperativa Scayscoop, nella zona di Taabo. Abbiamo quindi potuto constatare personalmente l’assenza di utilizzo della manodopera minorile e di prodotti chimici sul campo.

Meno convincenti sono stati la qualità del prodotto e l’amministrazione della cooperativa: Qualità del prodotto: il cut test (che consiste nel tagliare la fava essicata a metà, per il lungo, allo scopo di esaminarne l’interno), mostrava una coloratura violacea, segno di una fermentazione incompleta.

Amministrazione della cooperativa: la cooperativa ha beneficiato lo scorso anno di un ordine importante da parte di un cioccolatiere italiano che segue i criteri del commercio equo e solidale ed ha quindi pagato un prezzo molto più alto del mercato, come “premio” per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Questo surplus non sembra essere stato utilizzato per migliorare le condizioni di vita dei contadini aderenti alla cooperativa, che vivono in un accampamento senza latrine (bisogno da loro stessi espresso come prioritario).

Queste considerazioni ci hanno spinto a tenere ancora aperta la ricerca di un fornitore di materia prima, tema che speriamo di poter affrontare anche con l’appoggio di u tecnico di Ases, in occasione della prossima missione del consulente di produzione, prevista per Marzo 2018.

La trasferta è stata comunque molto interessante: ci ha permesso di imparare cose nuove sulla coltivazione del cacao e sulle successive fasi di lavorazione (fermentazione e essicatura), sulle diverse varietà di questo frutto, sulla realtà di terreno.

Durante la visita eravamo inoltre accompagnati da due cioccolatieri e due gelatieri che hanno potuto dare dimostrazione, insieme ai nostri ragazzi, della preparazione di diverse ricette a base di cacao, realizzate tutte in modo assolutamente artigianale e quindi facilmente riproducibili. Ciò è stato molto apprezzato, sia dai coltivatori (alcuni dei quali non avevano mai assaggiato del cioccolato in vita loro e hanno commentato: “finalmente capiamo a cosa serve tutto questo cacao che coltiviamo da generazioni) e dalle ragazze del nostro Espace Mères Filles.

 

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