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Quando un orto diventa uno spazio in cui si costruiscono relazioni stabili e riconoscibili

Tutti conoscono Viareggio come la città del Carnevale, delle sfilate e dei carri allegorici. Eppure, a poca distanza dal lungomare, c’è un luogo altrettanto “colorato” che merita di essere ricordato e menzionato. Stiamo parlando della Fondazione Ti.Amo, sul cui terreno si sviluppa il progetto che vede Ases e CIA Toscana Nord partner. Parliamo di un progetto che procede allegramente anche durante i mesi più freddi. Qui l’agricoltura non è solo produzione di ortaggi, ma un legame, un modo concreto per tenere insieme ragazzi, famiglie, comunità e istituzioni, attraverso attività semplici, continuative e condivise.

Così, in queste giornate autunnali, il freddo e il terreno bagnato non hanno fermato il laboratorio di agricoltura sociale guidato dall’agronoma Sara Petrucci. Si sarchiano le cipolle, si raccolgono cavoli e cavolini di Bruxelles, si controllano le piante una per una, facendo i conti con lumache, cimici e bruchi. Il lavoro è divertente e pratico, ma richiede attenzione e pazienza. Soprattutto si svolge fianco a fianco: i ragazzi si confrontano, si aiutano, prendono decisioni, vedono un risultato comune che non appartiene al singolo, ma al gruppo. L’orto diventa così uno spazio in cui si costruiscono relazioni stabili e riconoscibili, in cui ciascuno ha un ruolo chiaro e assume responsabilità reali.

Accanto ai filari, il laboratorio di onoterapia condotto da Angela Zanna aggiunge un altro tassello. Portare a spasso un asino non è un gesto simbolico, ma un esercizio che mette alla prova capacità di ascolto, gestione delle emozioni, rispetto dei tempi di un altro essere vivente. Il passo lento dell’animale obbliga a rallentare, a coordinarsi, a trovare un ritmo comune. Non ci sono scenografie speciali: solo un percorso, un animale, le persone che lo accompagnano. In questo contesto si sviluppano forme di relazione meno rigide, meno competitive, più basate sulla fiducia reciproca e sull’attenzione all’altro.

Nel frattempo, alla Fondazione Ti.Amo è nato un lombricaio didattico con i Lombrichi Rossi Californiani. La struttura permette di osservare da vicino come gli scarti organici si trasformano in terriccio fertile, passando attraverso le fasi di degradazione, trasformazione e maturazione. Strati di sassi, legno, fieno, terra e materiale organico compongono un piccolo ecosistema che lavora in silenzio. I ragazzi seguono il processo, a volte fanno domande, di certo registrano cambiamenti, imparano che ciò che viene scartato può diventare risorsa. Anche questo è un modo per parlare di responsabilità, ambiente e futuro senza ricorrere a slogan, ma mostrando fatti e passaggi concreti.

In tutte queste attività Colti.Vi.Amo costruisce una rete. I ragazzi diventano soggetti attivi: coltivano, raccolgono, conducono gli asini, osservano il lombricaio, propongono idee. Le famiglie non restano ai margini: partecipano agli appuntamenti, vedono i luoghi, riconoscono il valore di un progetto che offre continuità e punti di riferimento. La comunità locale e le istituzioni sostengono le attività, seguono i risultati, contribuiscono a renderle stabili nel tempo. Il progetto, nato nei campi della Fondazione Ti.Amo, mostra così come l’agricoltura sociale possa diventare un’infrastruttura relazionale: una trama di legami che si rafforza stagione dopo stagione. Se l’orto è vivo anche nei mesi freddi, se i laboratori proseguono nonostante il meteo, se il gruppo continua a ritrovarsi regolarmente, significa che il percorso ha messo radici e dimostra che la terra può essere un luogo di inclusione quotidiana: uno spazio in cui il lavoro agricolo, la relazione con gli animali e la cura degli ecosistemi diventano strumenti concreti per costruire una comunità che non esclude e in cui ognuno può trovare il proprio posto.

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