Senegal: la cooperazione in tempi di emergenza sanitaria 


Senegal: la cooperazione in tempi di emergenza sanitaria 

A seguito dell’allarme Covid-19 lanciato dall’OMS, le autorità del Senegal hanno immediatamente adottato misure preventive con decreti che hanno ordinato la chiusura provvisoria di scuole, spazio aereo e il divieto di manifestazioni, raduni e cortei. Una decisione che ha spinto molte imprese a lavorare da remoto mentre molti locali hanno optato per la chiusura. Lo stato di emergenza è stato proclamato il 23 marzo ed è stato ordinato:  il coprifuoco dalle 20 alle 6; la limitazione della circolazione tra le regioni; il divieto di riunioni e di assembramenti negli spazi pubblici.

Secondo fonti governative i contagi al 26 marzo sarebbero 105  ma stanno aumentando di giorno in giorno.  I primi 10 casi rilevati erano europei o senegalesi rientrati dall’Europa, oggi i positivi sono autoctoni. Il Ministero della Sanità informa che  sono stati allestiti,  sul territorio nazionale,  quattro centri di trattamento del COVID-19 per poter isolare totalmente i pazienti ricoverati. E’ assolutamente fondamentale e urgente tentare di contenere la diffusione del virus e questo per evitare il collasso del sistema sanitario senegalese assolutamente impreparato a dare risposte a questa emergenza. Particolarmente preoccupanti le notizie che arrivano dalla stampa locale che prevedono, nei prossimi giorni dai 1.500 ai 1.600 nuovi contagi.  

Dalle notizie arrivateci emerge che il  materiale farmaceutico e i beni di prima necessità sono garantiti  nelle aree densamente popolate mentre le aree rurali sarebbero in estrema difficoltà.                                                            Per far fronte alle ripercussioni economiche  è stato inoltre istituito un fondo di solidarietà di 1000 miliardi di franchi a sostegno dell’economia e in aiuto ai settori più colpiti come quello alberghiero, della ristorazione, dei trasporti, della cultura e della stampa. In attesa di misure sicuramente più restrittive, ai cittadini viene imposto di lavorare da casa e questo per garantire i servizi essenziali. Una richiesta che, come ASeS, abbiamo subito accolto e rispettato cercando però di non perdere i contatti con i nostri collaboratori e con le fasce più vulnerabile nelle aree rurali.

Poiché ogni spostamento è vietato le nostre attività vengono svolte seguendo, con rigore, le misure imposte: evitiamo di uscire, quando è assolutamente indispensabile lo facciamo seguendo le norme anti contagio, mentre eventuali incontri necessari vengono tenuti all’interno dell’ufficio. Attualmente abbiamo deciso di interrompere tutte le attività di animazione comunitaria che riprenderemo il prima possibile al termine di questa emergenza sanitaria.