A Pontremoli si premia “Il Coraggio di restare”


Premio Pontremoli 2018, un riconoscimento all’agricoltura nelle aree svantaggiate.

 

Premiare tutti quei giovani che, spinti dalla passione o motivati dall’amore per l’ambiente e per l’agricoltura, hanno deciso di fare di questo settore il loro mestiere, un mestiere nobile ma per nulla facile soprattutto se la zona scelta è una zona cosiddetta svantaggiata come quelle montane o interne in generale. Giovani preparati, con titoli di studio, pronti a mettere in atto nuove tecnologie e mezzi di produzione,  che si confrontano con i continui mutamenti del mercato senza  mai dimenticare i valori e la cultura delle loro comunità e con il dichiarato intento di salvare la biodiversità e la salubrità del territorio.
È questo il senso del Premio Pontremoli – Giovani per l’agricoltura di presidio. L’evento,  organizzato da Cia Toscana Nord in collaborazione con il Comune di Pontremoli,  Slow Food Toscana e  il patrocinio della Strategia Nazionale Aree Interne della presidenza del Consiglio dei Ministri,  si è svolto al  Museo delle Statue Stele del Castello del Piagnaro.  

A confrontarsi sul tema ‘Il Coraggio di restare’ sono stati Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani;  l’on. Susanna Cenni;   Cinzia Pagni presidente ASeS; Roberto Scala direttore generale  dell’Agricoltura Regione Toscana;  il dirigente della Regione Toscana Antonio Mario Melare, Paolo Prosperini della Strategia nazionale aree interne, Marco Del Pistoia SlowFood ; Francesca Campora, direttore della Fondazione Edoardo Garrone e Filippo Barbera professore del dipartimento di Economia e statistica dell’Università di Torino. 
L’iniziativa ha inteso riconoscere e sottolineare la determinazione  di coloro che si sono messi in gioco sfidando le paure dettate dalla crisi; di chi non si fa abbattere dalla difficoltà di questo lavoro soprattutto quando viene fatto in aree dove mancano servizi e infrastrutture come nelle aree di montagna. Persone che credono nel ruolo fondamentale dell’agricoltura ma anche nelle proprie possibilità e nella necessità di far rifiorire realtà che necessitano di lavoro e sicurezza. Grazie a questo “recupero”,  oggi, molte aree abbandonate sono tutelate e monitorate. La tenacia di questi giovani consente infatti di rivitalizzare territori,  di far rivivere centri rurali oltre a dar vita a produzioni di alta qualità. Le loro imprese in questo modo garantiscono la biodiversità, la sicurezza alimentare, il paesaggio e l’ambiente.  Va ricordato che la lenta,  ma inesorabile,  moria delle aree svantaggiate è una piaga che non riguarda solo il settore primario  e chi vive in campagna ma l’intera società anche chi vive nei centri urbani; per questo una simile scelta  merita sostengo e rispetto.

Malgrado le grida  di allarme lanciati da esperti negli ultimi anni non si è, infatti, verificato alcun cambiamento di rotta. Una cattiva politica e l’economia speculativa hanno avuto come conseguenza quella di cercare percorsi più semplici, immediati e più remunerativi. Questo ha portato ad un impoverimento della nostra condizione di vita sia sotto il profilo economico, ambientale e alimentare. Le campagne sono state abbandonate, le disuguaglianze nei centri abitati sono aumentate e la sicurezza alimentare è sempre più una frase d’effetto. Ecco perché questi giovani con il loro impegno contribuiscono a creare un sistema socio economico inverso, fatto di tutela e rispetto per l’ambiente, per le produzioni e per i territori in via di abbandono. Un premio dunque dato a chi torna a mettere le persone e la comunità al centro del processo produttivo, una scelta di vita atta a garantire sostenibilità, equità e diritti e questo partendo dalla molte opportunità offerte dall’agricoltura.